Valter Piscedda e Piero Comandini sul Report della Disabilità

Valter Piscedda
Per il presidente del Consiglio regionale della Sardegna Piero Comandini, il “II Rapporto sulla Disabilità in Sardegna” curato da Ierfop «in un modo così dettagliato, consente di fare scelte meditate e di utilizzare meglio le risorse e quindi produrre politiche più efficaci». E ricorda, «il dovere di garantire alle persone con disabilità gli stessi diritti che hanno tutti gli altri».
Cosa è necessario fare
Nel suo intervento, Comandini parla anche dell’esigenza di una revisione della legislazione che riguarda l’argomento della disabilità, del ruolo che devono avere le istituzioni e della necessità di rapportarsi con le associazioni per la loro conoscenza del tema. «I numeri contenuti nel Rapporto» aggiunge il presidente del Consiglio regionale, «dicono che nei prossimi 30 anni avremo sempre più bisogno di politiche e attenzione per una popolazione sempre più anziana».

Piero Comandini
Il Presidente del Consiglio regionale conclude spiegando come «il Rapporto consentirà di approcciare al meglio un tema che prevede un’integrazione con altre politiche in modo da poterci permettere un sostegno migliore».
Diritti e barriere
Il consigliere regionale Valter Piscedda, componente della Commissione Bilancio e Programmazione, ricorda che parlare di disabilità significa parlare di diritti, accessibilità, pari opportunità, ma riconosce come le barriere sono anche culturali, sociali e spesso economiche.
Poi, partendo dai dati che raccontano una Sardegna con una percentuale di persone con disabilità superiore alla media nazionale, aggiunge che «servono servizi e strategie d’inclusione per le persone con disabilità e il Consiglio regionale deve tradurre questi principi in azioni concrete, partendo dalla Commissione di cui faccio parte».
I tre livelli
«Le politiche d’inclusione» prosegue Piscedda, «si devono muovere almeno su tre livelli: il primo è quello del diritto all’accessibilità e ai servizi, significa investire in un sistema sanitario più equo con un’assistenza domiciliare potenziata, ma bisogna anche garantire che trasporti e spazi pubblici siano fruibili da tutti.
Il secondo livello è quello delle opportunità lavorative e dell’imprenditoria inclusiva, creare incentivi per le aziende che assumono persone con disabilità, promuovere formazione professionale, sostenere le imprese sociali.
Il terzo livello è quello del cambio di prospettiva culturale: le parole hanno un peso, bene la centralità della persona prima della condizione di disabilità. Per questo, «è necessario promuovere la cultura dell’inclusione nella società sin dai primi anni della scuola».
Giuseppe Giuliani