Legalizzazione della cannabis, parliamone

Ancora oggi i limiti di coltivazione della cannabis sono enigmatici e per questo da anni si parla di liberalizzarla passando dal Ddl Magi al Manifesto Collettivo. Le ragioni di questo impegno? Perché il suo uso è diffuso nelle terapie del dolore o in quelle farmacologiche palliative. Resta però ancora fermo il concetto che il suo uso rimane legale solo per uso industriale e terapeutico.

Uso terapeutico

Dal 2007 in Italia è permesso somministrare la cannabis per uso terapeutico esclusivamente a pazienti specifici e con ricetta monouso e di breve durata. Ma cosa significa “pazienti specifici”? Si considerano tali, quelli che ricevono cure tradizionali senza però arrecare i miglioramenti sperati.

In pratica, il sistema sanitario fornisce la cannabis terapeutica. Il monopolio della cannabis è affidato allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze per i processi di coltivazione, preparazione e distribuzione in tutte le farmacie. L’importazione della materia prima avviene principalmente dall’Olanda. Oltre che da varie coltivazioni che in questi ultimi anni si sono sviluppate in Italia e che vengono costantemente monitorate soprattutto riguardo la concentrazione del Thc.

La legge

L’utilizzo della cannabis in Italia si regge sul Ddl Cannabis 242 del 2016 e sul Testo Unico Stupefacenti. La prima misura legislativa prevede l’impiego della cannabis light, quella cioè a cui viene diminuito il Thc (previsto tra lo 0,2 e lo 0,6 per cento).

Nel Testo Unico Stupefacenti (Dpr 309/1990) si legge però che qualsiasi varietà di canapa è ritenuta stupefacente indipendentemente dal livello di Thc e viene così riconosciuta come eccezione solo la produzione di fibre o altri usi industriali consentiti dalle norme dell’Unione Europea.

Più precisamente, all’articolo 73 del Testo Unico sugli stupefacenti è reso imputabile chi coltiva, produce, raffina, estrae, vende, offre, distribuisce, commercia, trasporta e invia qualsiasi sostanza stupefacente. Le pene previste? Esse variano dalla reclusione da sei a venti anni e al pagamento di multe dai ventiseimila ai duecentosessantamila euro.

Fronte della legalizzazione

Stando questa situazione, da anni percorre tortuosi iter burocratici il cosiddetto Ddl Magi con il quale si punta a rendere non punibile penalmente e amministrativamente coloro che senza nessuna autorizzazione coltivano un numero limitato di piante di cannabis consone alla produzione di sostanze psicotrope o stupefacenti di uso esclusivamente personale. L’iniziativa punta così anche a ridurre i procedimenti dei tribunali e forze dell’ordine, distinguere tra droghe pesanti e leggere, lottare contro la criminalità organizzata e svuotare le carceri.

A supportare questa convinzione, vi è anche il Manifesto Collettivo con una proposta di legge depositata alla Camera nel dicembre del 2020 dall’ex deputato M5S Michele Sodano (oggi parlamentare del gruppo misto). Anche questa richiesta consentirebbe l’auto coltivazione, commercializzazione e consumo di cannabis. Ponendo anche una motivazione economica e un esempio: seguendo il modello impiegato negli Usa, la legalizzazione porterebbe al guadagno di un gettito fiscale di circa dieci miliardi di euro l’anno.

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