Disturbi alimentari nei giovani, ma anche nei bambini

Sono tre milioni gli italiani che hanno a che fare con disturbi  alimentari, ben il 5 per cento della popolazione. Lo dicono i dati del Ministero della Salute e dicono anche che si tratta di un dato in crescita: più 35 per cento rispetto al 2019. Il fenomeno più rilevante è però quello dell’abbassamento dell’età di comparsa dei disturbi alimentari mediamente tra gli 11-12 anni, ma con casi già nei bambini di 8-9 anni.  

Andando alla distribuzione per genere, l’8-10 per cento delle ragazze si trova ad affrontare problemi come bulimia o anoressia contro lo 0,5- 1 per cento dei ragazzi.

Quello dei sintomi precoci, come detto, è il dato più preoccupante, se la maggior parte dei disturbi alimentari si manifestano in adolescenza, da qualche anno il problema inizia a comparire già tra i bambini e le bambine più piccoli.

A generare il problema non è mai solo un fattore e questo rende più difficile individuarne la causa e riconoscerne i segnali. Per questo occorre andare all’origine, cioè a quegli elementi che possono predisporre al problema come le abitudini, l’ambiente in cui si vive o il nucleo familiare.

I segnali

Il cambiamento delle abitudini alimentari (sia in eccesso che in difetto), generalmente associato a uno stato d’ansia o di facile irritazione, e la necessità di isolarsi e di ridurre la socialità sono i segnali più frequenti. Ma altri dettagli raccontano bene il problema: mangiare di nascosto, tagliare il cibo a pezzettini o spostarlo nel piatto, saltare i pasti, evitare gruppi di alimenti, aumentare l’attività fisica.

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione

Si tratta di disturbi codificati nel Dsm 5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali): anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata, disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo, pica (mangiare cose non commestibili) e disturbo da ruminazione, sono solo i principali disturbi alimentari. Tra questi, spicca l’anoressia nervosa per le modifiche subite negli ultimi anni in termini di diffusione, precocità d’esordio e perché sempre più spesso si presenta associata ad altre condizioni psicopatologiche.

I dati

In Italia, più di una persona su tre (36,8 per cento) tra i 12 e i 64 anni soffre di anoressia nervosa, la percentuale scende a poco più di uno su cinque (21.9 per cento) per la bulimia nervosa. C’è un 41 per cento che ha un disturbo alimentare non specificato. L’anoressia nervosa riguarda soprattutto le giovani donne: l’incidenza è di 8 casi ogni 100mila.

Occorre anche sottolineare che l’anoressia nervosa è il disturbo psichiatrico che fa registrare il più alto tasso di mortalità.

Gli interventi preventivi

Da questo punto di vista, è necessario educare i bambini alla gestione delle emozioni e a non considerare il cibo come uno strumento per affrontarle.

Serve insegnare loro il concetto di fame emotiva e osservare e decriptare le loro difficoltà che spesso non trovano sfogo nelle parole e nel confronto.

I segnali vanno intercettati quando l’attenzione nei confronti del cibo o del proprio corpo diventa predominante nella vita del bambino o del ragazzo sino a distoglierla da tutti gli altri aspetti della quotidianità.

Equipe multidisciplinare

In queste situazioni, è necessario che le ragazze e i ragazzi siano seguiti da un’equipe multidisciplinare, proprio perché l’origine del problema è generalmente multifattoriale. Ma non basta: l’intervento deve essere il più possibile precoce e personalizzato.

Giuseppe Giuliani

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