Il progetto Artemisia a Milano e dintorni

I numeri sono quelli del progetto Artemisia e riguardano Milano e i centri dell’hinterland: nel 2024 è aumentato del 43 per cento il numero della donne con disabilità che si sono rivolte a un centro antiviolenza rispetto all’anno precedente.

Il progetto Artemisia

Artemisia (Attraverso Reti Territoriali Emersione di Situazioni di Violenza) è un progetto voluto da Fondazione Somaschi, Fondazione Asphi, Ledha – Lega per i diritti delle persone con disabilità, CeasCentro ambrosiano di solidarietà e Fondazione Centro per la famiglia Carlo Maria Martini.

Il progetto è partito con un’attività di formazione per i centri antiviolenza di Milano e dintorni relativamente ai temi della disabilità. Questa attività ha prodotto un’emersione del fenomeno violenza contro le donne con disabilità: infatti, se nel 2023 erano state 41 le donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza, lo scorso anno sono salite a 59.

Il commento delle associazioni

Che il fenomeno della violenza sulle donne con disabilità fosse più diffuso di quanto sinora noto era a conoscenza di chi ha promosso il progetto Artemisia, ma i risultati sono andati oltre le aspettative «questi numeri sono molto più alti di quanto ci aspettavamo» dice Laura Abet, responsabile del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi di Ledha, «segno che il progetto risponde a un bisogno diffuso».

Cosa è cambiato

I numeri in crescita, probabilmente, non sono solo legati a un aumento del fenomeno, ma anche al fatto che l’accesso ai centri antiviolenza è ora più facile anche per chi ha una disabilità, soprattutto motoria. Per coloro che, invece, hanno una disabilità cognitiva o sensoriale l’ostacolo principale è quello della difficoltà di accedere alle informazioni.

A produrre un miglioramento della situazione hanno contribuito le linee di indirizzo che “Artemisia” ha inviato ad associazioni ed enti che gestiscono i centri antiviolenza e le case rifugio.

Le linee di indirizzo

Danno indicazioni su come eliminare le barriere architettoniche o facilitare l’accesso ai siti internet e ai canali di comunicazione con le operatrici dei centri antiviolenza. C’è ad esempio il suggerimento di utilizzare testi in formato “easy to read” (linguaggio comprensibile da chi ha una disabilità mentale) nei siti internet. Lo scopo è quello di rendere autonoma la persona che deve rivolgersi al centro.

I risultati del progetto “Artemisia” saranno illustrati in un convegno previsto il 20 maggio a Palazzo Marino a Milano.

Giuseppe Giuliani

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