Istat: si vive di più, ma si fanno sempre meno figli

L’Italia sta diventando un Paese per vecchi. A dirlo sono i dati demografici rilasciati il 31 marzo 2025 dall’Istat, secondo cui la fecondità è ai minimi storici con 1,18 figli per donna, un record al ribasso rispetto agli anni precedenti.

In aumento invece la speranza di vita, con una media di 83,4 anni, tre mesi in più rispetto al 2023. Insomma, si vive più a lungo, ma si contribuisce meno al ricambio generazionale.

L’effetto sul mondo del lavoro

Come si può facilmente immaginare, questi due aspetti hanno delle conseguenze anche sul mondo del lavoro. L’aumento dell’aspettativa di vita ha infatti un impatto rilevante sulle pensioni.

Nel 2027 l’età pensionabile sale di tre mesi, arrivando a 67 anni e tre mesi per la pensione di vecchiaia e 43 anni e un mese per quella anticipata.

Calo della natalità

Dall’altra parte troviamo poi il calo demografico, con il dato allarmante di 1,18 figli per donna nel 2024, superando così il minimo storico del 1995 (attestato a 1,19 figli per donna).

Stando agli indicatori demografici dell’Istat, nel 2024 sono nati 370mila bambini, il 2,7 per cento in meno rispetto al 2023.

In calo anche i decessi, 651mila nel 2024, il 3,1 per cento in meno rispetto al 2023. La differenza tra nascite e decessi resta però negativa: – 281mila.

In aumento le cittadinanze

La popolazione residente aumenta in virtù delle cittadinanze italiane concesse a cittadini stranieri, 217mila nel 2024 rispetto ai 214mila del 2023.

La popolazione straniera residente nel nostro Paese al 1 gennaio 2025 è di 5 milioni e 422mila unità, 169mila in più rispetto al 2024.

Il 58,3 per cento degli stranieri è residente a Nord, ovvero 3 milioni 159mila, un milione 322mila risiedono invece al centro e 941mila al sud.

Roberta Gatto

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