Disabilità nella Storia: Vincent Van Gogh

Una vita segnata dalla malattia, ma anche dal genio, da una sensibilità artistica fuori dal comune, capace di lasciare senza parole di fronte a opere di una bellezza struggente. Questo era Vincent Van Gogh, una testimonianza di come spesso la malattia e la disabilità possano offrire una visione del mondo straordinaria.

Vincent Van Gogh nasce a Groot-Zundert, un villaggio del Brabante in Olanda, da una famiglia di orefici e mercanti d’arte.

La data di nascita, il 30 marzo 1853, è anche l’anniversario della morte del primogenito della famiglia, di cui Vincent eredita il nome. Una coincidenza che, secondo alcuni critici e psicologi, lo segnerà profondamente. Dal 1861 al 1864 , Vincent studia in collegio, dove apprende i primi rudimenti dell’arte del disegno.

Nel 1868 trova il suo primo impiego presso una casa d’aste, dove si dedica alla vendita di stampe, dipinti e fotografie, oltre che alla lettura e alla frequentazione di musei e collezioni.

È grazie a questo lavoro che Vincent comincia a viaggiare, approdando prima a Parigi, dove visita il Louvre, e poi a Londra. Sempre in questi anni, comincia a manifestare i primi sintomi di depressione, comparsi dopo un rifiuto da parte di una giovane di cui si è innamorato.

Comincia così a interessarsi di religione, svolgendo lavori da insegnante in scuole metodiste e di traduttore della Bibbia, forte delle proprie competenze linguistiche. Nel 1878 arriva a iscriversi alla facoltà di Teologia, diventando perfino un predicatore.

La pittura è quindi inizialmente per Vincent un mezzo con cui esprimere la propria visione mistica e religiosa, trasformandosi poi nel tempo in quella forma d’arte che tutti conosciamo, influenzata dal post-impressionismo, dalle pitture giapponesi, dalle luci e dal fervore culturale francese della Ville Lumière.

La malattia

Accanto al genio, però, Vincent convive con una disabilità, causatagli da una forma di epilessia del lobo temporale e da un disturbo bipolare. Tali disturbi, poi, sono aggravati nell’artista dall’abuso di assenzio.

Malattia e arte si mescolano in Vincent come colori su una tavolozza. Sembra infatti che l’uso del colore giallo, caratteristico di molti suoi lavori, sia dovuto all’uso di un farmaco i cui effetti collaterali sono proprio delle macchie gialle nel campo visivo.

Secondo altri studiosi, poi, gli aloni attorno agli oggetti da lui dipinti sarebbero frutto degli aloni percepiti dall’artista a causa di un gonfiore della retina, mentre la rapidità con cui dipinge e i conseguenti periodi di depressione sarebbero attribuibili al disturbo bipolare. Famoso è l’episodio i cui Vincent si mutila un orecchio dopo una lite con il collega Gauguin.

La morte

Il 29 luglio 1890 l’artista olandese muore in seguito a una ferita da arma da fuoco. La sera del 27, una domenica, Vincent lascia la locanda dove alloggia a Auvers, nella campagna francese, per dipingere all’aria aperta. Quando rientra si reca direttamente nella propria camera e lì viene soccorso da un medico, a cui confessa di essersi sparato un colpo allo stomaco. Dopo un giorno trascorso fumando la pipa e chiacchierando, muore il 29 luglio 1890, a 37 anni. È sepolto ad Auvers accanto all’amato fratello Theo.

Roberta Gatto

Lascia un commento